c’era una volta

(imparare il passato remoto

con disegni da Gianna)

 

C’era una volta la famiglia Marino abitò un piccolo villaggio ai piedi di una montagna. La famiglia era povera. Lucca, il padre, era operaio, lavorò in fattorie e nel bosco. Lui lavorò dappertutto, fece tutto possibile per guadagnare soldi, ma non n’era mai abbastanza.

Nella famiglia c’erano due fratelli, Enrico e Leonardo, il più giovane. Nonostante la povertà della famiglia, i fratelli erano felici. Giocarono insieme tutti i giorni e non discussero mai e non combatterono mai l’un l’altro. Quando Enrico disse ‘Facciamo questo!’, Leonardo rispose sempre ‘Se tu vuoi!’ Allora, non c’erano mai liti.

Un giorno, Enrico disse ‘Giochiamo boscaioli, come papa!’ ‘Se tu vuoi!’ ripose Leonardo. ‘Io sarò il boscaiolo e tu puoi essere il mio assistente’, decise Enrico. ‘Se tu vuoi!’ disse Leonardo. ‘L’ascia è troppo pesante per me, comunque.’ Enrico prese l’ascia di suo padre e la sollevò in aria. ‘Io sono boscaiolo!’ gridò lui. Ma l’ascia era davvero pesante per Enrico. Diventò barcollato, vacillò sotto il peso dell’ascia pesante. Il piccolo fratello aveva immediatamente paura. ‘Attenzione, Enrico!’, urlò lui. ‘Attenzione!!’ Ma Enrico volle davvero essere boscaiolo come suo padre, volle essere un uomo adulto. Stava vacillando come un ubriaco, cercò di tenere l’ascia in aria.

assassino

la-madre

‘Attenzione!!…’ Ma era davvero troppo pesante per lui a tenere, e l’ascia cadde sulla testa del piccolo fratello! Che disastro! Il sangue zampillò dalla ferita e scorse lungo il viso! Non ci credo, pensò Leonardo, sanguino a morte! ‘Mamma!!’ gridò ad alta voce. ‘Mamma!!! Molto presto, la madre arrivò, correndo. ‘Che è successo? Enrico!’ ‘Un incidente infortunato, Mamma’, balbettò Enrico. Ma la madre non vide ‘un incidente infortunato’, lei vide un figlio maligno. Che vita! disse a se stessa, non soltanto mio marito non fornisce abbastanza da mangiare, ora nostro figlio è diventato assassino! Che figlio maligno! Chi vorrebbe uccidere suo fratello?!

Schiaffo! Schiaffo! Schiaffo!

Ferita!

Enrico cominciò a piangere, nel frattempo Leonardo diventa disperato. ‘Mamma, fa presto!’, lui gridò. ‘Sanguino a morte!’ Fortunatamente a questo momento, il padre arrivò a casa. ‘Un sacco di sangue!’ gridò lui. ‘Che succede qui?!’ E poi tutti cominciavano a parlare allo stesso tempo. ‘Un incidente, papa, davvero!’ balbettò Enrico. ‘Cosa ne pensi di questa?’ interruppe la madre. ‘Nostro figlio è diventato assassino!’ ‘Non sono assassino, papa!’ ‘Papa, ‘sanguino a morte!’ gridò povero Leonardo. ‘Mi aiuti!!’

Dovevano fare qualcosa. Presto, la madre trovò un asciugamano per arrestare il flusso di sangue, e il padre prese il ragazzo e lo sollevò sulle sue spalle. Il medico più vicino visse nel prossimo villaggio. Era un cammino lungo e Leonardo si sentiva debole. E partirono la casa, il ragazzo sulle spalle del padre, tenendo l’asciugamano alla ferita. Quella sera, quando ritornano Leonardo indossava una grande bende bianca sulla testa, come un turbante. Il medico gli disse che avrebbe recuperare completamente.

Ma non era il fine della storia, perché la madre era convinta che il figlio sia diventato assassino. Adesso, lo guardò con attenzione, e frequentemente lo batte. Quando lo batte, non era mai arrabbiata con lui, invece con se stessa. Che tipo di madre sono io! lei pensò. Ho allevato un assassino! E lo batte più forte perché lei era tale una madre scarsa! Schiaffo! Schiaffo! Schiaffo!

E quando sua madre batte Enrico, lui non era mai arrabbiato con lei, invece con Leonardo. Che tipo di un fratello ho io, pensò, che mi mette nei guai! Era arrabbiato ancora perché il piccolo fratello non era mai battuto e non avrebbe più fare quello che Enrico voleva. Adesso, quando lui suggerì ‘Facciamo questo!’, Leonardo rispose sempre ‘Non voglio farlo!’ Allora non giocarono più insieme. Diventarono estranei l’un dall’altro.

Allora, quando ebbe quindici anni, Enrico partì la casa famiglia. Dopo prese l’ultimo sacco di botte, lui baciò sua madre e le disse che non avrebbe mai tornare. Disse addio ancora a suo padre, ma non disse niente a suo fratello. Non c’era niente volle dire a lui. Ci vollero tre giorni e tre notti per traversare la montagna e poi, Enrico si trovò nel bel villaggio, dove nessuno lo conosceva. Ora, disse Enrico, sono pronto per cominciare la mia vita nuova.

Molto anni passarono. La madre morì, poi il padre, e Napoleone fu esiliato a Sant’Elena. Leonardo diventò boscaiolo come suo padre, sposò una bella donna e abitò la casa dei genitori. In onore di suo fratello chiamò il primo figlio ‘Enrico’. Non lo seppe ma nel villaggio dall’altro lato della montagna, suo fratello sposò e chiamò il primo figlio ‘Leonardo’.

Leonardo visse a una vecchiaia matura, ebbe nipoti e pronipoti, e diventava così vecchio che dové camminare con un bastone. Ogni venerdì e ogni domenica, Leonardo andava a messa alla piccola chiesa nel villaggio, e dopo ogni messa, lui massaggiava il bernoccolo sulla testa, dove l’ascia era caduta tante anni fa. ‘Spero che viva una buona vita, mio fratello perduto’, Leonardo diceva.

Leonardo-vecchio

Si può vivere benissimo senza il passato remoto…si può ugualmente avere successo nella professione…si possono avere anche figli e vivere felici e contenti. Luigi Malerba

Anche senza un fratello perduto…

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