al mare

Il 3 ottobre 2013, un’imbarcazione che trasportava i rifugiati e gli immigranti dall’Africa ha preso fuoco e affondato al largo dell’isola italiana di Lampedusa. Quel giorno almeno 111 persone erano uccisi, e più di 200 altri erano ancora scomparsi al calar della notte. Il governo italiano ha dichiarato il giorno successivo una giornata di lutto nazionale. Un minuto di silenzio era osservato nelle scuole in tutto il paese.

Che non sarebbe successo in Australia. In Australia non ci sono rifugiati disperati in cerca di aiuto, ci sono solo immigranti ‘illegali’ che minacciano la nostra sovranità, «boat people» che cercano di intimidirci. Nel caso più famoso d’intimidazione, gli immigranti hanno gettato i loro figli a mare in modo che la marina li avrebbe soccorsi e portali in Australia. ‘Non voglio persone come quelli nel nostro paese!’, ha gridato il premio ministro, John Howard, e la maggioranza dei australiani era d’accordo.

In realtà questa ‘intimidazione’ non è successa. La storia dei «bambini fuori bordo» era una grandissima menzogna detto dal governo australiano con l’intenzione specifica di disumanizzare i rifugiati. È riuscito. Anche dopo la bugia è stata rivelata, gli atteggiamenti verso i rifugiati hanno irrigidito.

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i bambini fuori bordo

Nel caso più recente il ministro d’immigrazione è coraggiosamente resistito contro l’intimidazione da una bambina di un anno e i suoi genitori nepalesi. «Non s’intimidirci!» lui grida. Una bambina di un anno in ospedale, che ha un nome (si chiama «Asha»), costituisce una vera minaccia per il governo. Che cosa succede se c’è uno scoppio di compassione! Certamente c’è sempre compassione; c’è sempre una minoranza dei australiani che protestano. «Che cosa siamo diventati?» chiedono.

La situazione è meravigliosamente ironica, come molti cronisti hanno mostrato. L’Australia è una nazione dei immigranti. «Se non si è indigeno, si è arrivato sull’imbarcazione.» «Boat people»: questa descrive quasi tutti noi. L’immigrazione è stata importante in le due nazioni, ma c’è una differenza. L’Italia è una nazione degli emigranti, l’Australia è una nazione degli immigranti. Gli italiani non si sono dimenticati i loro viaggi in altri paesi, ma sembra che ci siamo dimenticati i nostri viaggi in Australia. Facciamo finta che abbiamo un diritto speciale di essere qui, e ora dobbiamo proteggere i confini. Ironia ancora: due degli ultimi quattro primi ministri che hanno perseguito la politica contro «boat people» loro stessi erano immigranti.

E c’è un’altra ironia: oggi, l’Australia ha più alto tasso d’incremento demografico nel mondo sviluppato. Perché? L’immigrazione! Migliaia arrivano ogni anno. Si sembra che possiamo accettare la maggior parte degli immigranti, rigettiamo solo i poveri e disperati. Perché l’appello a diventare insensibile è riuscito?

Secondo alcuni cronisti (Anne Curthoys, per esempio) nella cultura australiana c’è una ricca mitologia del vittimismo. Due guerre mondiali, due depressioni, inondazioni, siccità e incendi del bosco, e più importante, la catastrofe originale: lo esilio i detenuti fino agli estremi del mondo. Vale a dire, abbiamo una storia del vittimismo, in cui siamo i veri vittime. Altre narrazioni di sofferenza come le storie degli rifugiati disperati sono in concorrenza con la nostra storia. Questa più ovvia nella storia dell’espropriazione degli indigeni australiani, perché in questa narrazione, non siamo i vittime, siamo i perpetratori.

Non voglio dire che gli italiani sono pieni della compassione mentre gli australiani non ne hanno nessuna. Non ci credo, ma non posso ignorare la giornata di lutto nazionale per gli immigranti perdute al mare che è successo in Italia. È vero che non sarebbe successo qui. Penso che noi australiani abbiamo di bisogna la nostra giornata di lutto nazionale. Non sarebbe per i rifugiati perduti, ma per noi stessi, per la nostra perdita di compassione, la nostra perdita di umanità.

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