da Bologna a via Fani

È stato la nostra prima visita a Bologna, dopo anni di attesa. La città rossa, la città grassa: il cibo, la politica, la saggia e quelli portici famosi. Abbiamo adempito ai tutti i nostri obblighi turistici: le basiliche di San Petronio e San Stefano, Piazza Maggiore, le due tori, la casa Morandi, la Pinacoteca, il Mambo e i musei Medievale e Archeologico. Abbiamo preso un lambrusco alla vecchissima Osteria del Sole, comprato una caffettiera scontato da Bialetti e fatto passeggiati sotto i portici leggendo i graffiti dappertutto. La storia è una rassegna di rivolte! La libertà non esiste al di là del capitalismo! Il trash è per gli americani! 

Abbiamo persino camminato i portici a San Luca presto una mattina; ammirato la basilica, guardato i giardinieri potando la topiaria, scattato alcune foto e poi siamo tornati alla città per un buon pranzo.

Tutto andava bene fino a quando abbiamo deciso a visitare il Museo della Storia di Bologna. Purtroppo questo museo era uno in cui la maggioranza delle esposizioni erano fotografici e diorami che sembravano progettati per i bambini. Bravo, si vuole che bambini fa visitare musei. Ma quando noi erano piccoli, tutti i musei erano per adulti, e per questo che li abbiamo trovati affascinanti! Mi ricordo la mostra «Il Surrealismo per bambini» alcuni anni fa in Australia: bambini e genitori stavano vagando intorno annoiati e confusi; era piuttosto surreale!

Non sapevamo molto sulla storia di Bologna, eccetto che per un po’ degli etruschi e la prima università del mondo, e nella storia contemporanea, la politica di sinistra, l’agitazione studentesca e il terrorismo urbano degli anni sessanta e settanta. Per noi non-italiani questo è sinonimo di Bologna ma Il Museo della Storia di Bologna non voleva parlare di questi. C’era un’esposizione fotografica della manifestazione dopo la sparatoria dello studente da parte della polizia, oltre a questa, non c’era niente della storia affascinante della politica urbana, e niente della strage di Bologna il 2 agosto 1980, in cui ottantadue erano uccisi e due cento feriti.

Capisco che si vorrebbe promuovere gli aspetti positivi della città, ma come può un museo della storia ignora la peggiore atrocità in Italia da allora la seconda guerra mondiale? Certamente non si può pubblicizzare il museo come: Vieni a Bologna, il sito della peggiore atrocità in Italia! Porta i bambini! Divertimento per tutti! Volevamo sapere più, in particolare, cosa pensavano gli italiani della strage di Bologna, e della storia del terrorismo urbano italiano?

Abbiamo lasciato il museo e andati a una libreria. Dopo un’ora di sfogliare libri diversi, ho comprato Il prigioniero di Braghetti e Tavella, che anche non parla di Bologna o la strage  alla stazione, ma delle brigate rosse, di Aldo Moro, il terrorismo urbano e indirettamente, la politica corruzione italiana e internazionale in quelli anni. Vorrei dire che l’ho comprato perché il libro era il più interessante nella libreria, ma in realtà Il prigioniero era il più facile da leggere per me. Allora posso entrare un po’ della mentalità dei terroristi urbani ma non posso scoprire niente più della storia di Bologna.

A marzo sono passati quarant’anni dal rapimento di Moro in via Fani a Roma, e i giornali italiani hanno pubblicato storie in prima pagina. Aver letto il libro due anni fa, comincio a leggerlo ancora. Le brigate rosse non si aspettavano mai che il proletariato farebbe una rivoluzione, quindi spettavano a loro. Per avere successo dovranno uccidere alcuni di loro. Mi ricordo un’intervista anni fa con un militante urbano italiano che ha detto «Abbiamo ucciso carabinieri per colpire un colpo contro lo stato ma in realtà carabinieri sono operai.»

Non posso fare a meno di pensare che il processo della rivoluzione fosse un fine in sé, che ha fatto appello a un certo narcisismo tra i militanti. Vale a dire che essere «un rivoluzionario» era un tipo di elitarismo quando rivoluzionari erano una preziosa minoranza. Si ha il diritto di prendere decisioni di vita e di morte a causa del proprio impegno per la lotta armata. Non c’è nessuna umiltà in questa posizione.

Leggo il libro di nuovo e cerca online per i fatti del caso. Sarà facile! Cos’è successa a Moro in realtà, e perché? Ma non c’è possibilità do trovare la verità. Tutti erano implicati, tutti mentivano — i politici, i servizi segreti, la loggia P2, la mafia, il Vaticano, i governi degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, le brigate rosse certamente e probabilmente molti altri. Che esempio di cooperazione! Non si può immaginare scrivere un romanzo con una trama come questa. Fa la politica italiana d’oggi sembra innocente: alcuni ragazzo-uomini lanciando insulti a vicenda.

Ma ho trovato una piccola verità in Dr Zhivago…

Si scopre che quelli che hanno ispirato la rivoluzione non sono di casa in nulla, tranne il cambiamento e il tumulto … Per loro, i periodi di transizione … sono un fine a se stessi … E sapete perché c’è questo vortice incessante di mai preparati? È perché non hanno alcuna capacità reale, sono non dotati.

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