di cibo e terra

Quasi nessuna turista visita l’isola di Mazzorbo, anche se è solo cinque minuti a piedi da Burano, che è sempre piena di turisti. Le guide non includono Mazzorbo perché «non c’è niente da vedere». A Mazzorbo ci sono case dipinte con gli stessi colori vivaci come quelle a Burano, c’è un campanile pendente, c’è una splendida vista della laguna, ma c’è nessun posto dove comprare cartoline o gelati e nessuna pizza da asporto. Mazzorbo è verde e piacevole. C’è un parco pubblico, c’è una vigna e ci sono ettari di orti che forniscono verdure per la città.

Ho scoperto Mazzorbo grazie ai turisti. Scendendo dal vaporetto a Burano, potrei andare sempre dritto con tutti gli altri o girare a destra e traversare il ponte a Mazzorbo. Siccome non ero ancora pronto per la pazzia turistica di Burano, ho deciso di girare a destra.

Mazzorbo-parco

Mazzorbo: il parco pubblico affollato

Nel parco pubblico scrivevo nel mio diario e ascoltavo gli uccellini fino a quando sono stato interrotto da un’anziana. Lei era una vedova di Mazzorbo, mi ha detto, era povera e aveva bisogna di soldi. Abbiamo parlato di turismo, il governo italiano e la “musica pesante” di Richard Wagner, e poi le ho dato pochi euro e la donna è partita per Burano a tentare la sorte con i turisti.

La cosa più impressionante di Mazzorbo è la coltivazione del cibo. A settembre, la raccolta della verdura è finita, restano solo cavoli e piante di carciofo. Le uve sono ancora per la vendemmia. Per vedere Mazzorbo al suo meglio, dovrò tornare in primavera, mi dico. Secondo Elisabetta Tiveron (Il quaderno degli Orti Veneziani) Mazzorbo era uno dei luoghi prediletti anche della nobiltà veneziana. Oggi, non c’è né nobiltà né resti evidenti di quest’epoca, invece un progetto da Slow Food: il reimpianto dei vigneti di uva Borona. Anche c’è un buon ristorante, Venissa, che offre il meglio della produzione agricola lagunare.

Orto-a-Mazzorbo

Parlo di Mazzorbo perché del collegamento di cibo e terra. Naturalmente questo collegamento non è ovvio nel supermercato o nel cibo da asporto, e non è veramente ovvio anche nei mercati di verdura. Per comprendere «cibo e terra» non basta leggere libri di cibo, non basta comprare verdura fresca, si ha bisogno di crescere o raccogliere cibo. Gli italiani sono sempre stati bravi farlo e questo è evidente nella cucina italian

Quando ero un ragazzo, vedevo gli immigranti italiani raccogliendo i pianti selvatici sui bordi delle strade e dei terreni abbandonati; finocchio, rucola, erbe aromatiche, per esempio. «Mangiano malerbe, gli italiani!» diceva mia madre. Gli italiani crescevano anche verdure nei giardini delle loro case. Piantavano fagiolini, pomodori e melanzane. Erano così poveri che non potevano permettersi di comprare il cibo dai negozi, pensava mia madre. Il nostro giardino era abbastanza ampio da crescere cibo ma era la maggior parte erba falciata. C’era solo un limone. Una volta mio padre ha deciso di piantare zucche, ma purtroppo mia madre non sapeva come cuocere bene zucche. Eravamo i poveri, non gli italiani.

cavalo-nero

Anni più tardi ho sentito la storia di un’immigrante famiglia italiana, che era arrivata in Australia negli anni ’50. Questi immigranti abitavano una casa piccola a Melbourne. Questa casa non aveva un giardino anteriore e il posteriore era piccolo e pavimentato. Nonostante la mancanza di terra, gli italiani riusciti a crescere la maggior parte del proprio cibo. Hanno zappato la pavimentazione e piantato un limone, un fico ed erbe aromatiche. Hanno piantato vitigni di uva che più tardi crescevano sopra il tetto. Hanno costruito ponteggio su cui hanno messo grandi scatole di legno piene di terreno e crescevano peperone, melanzane, pomodori, fagiolini e molti altri ancora. Facevano la propria passata, Facevano i propri prosciutti, e il proprio vino nella lavanderia. Era la vita del paese nella città. Secondo me che questi italiani erano «eroi di cibo».

Finocchi

Oggi abbiamo pochi ettari di terra and cresciamo cibo tutto l’anno. Cresciamo cibo da molti anni ma solo di recente abbiamo capito appieno cosa significa coltivare cibo: mangiare i cibi di stagione, pianificare il menu dall’orto, scoprire modi diversi di preparare un ortaggio nel caso di una raccolta eccezionale, e altre cose – scegliere le varietà, conservare i semi, arricchire il terreno e (molto importante!) rendere l’orto bellissimo, perché un orto dovrebbe essere una cosa di bellezze. Sopratutto, crescere cibo si tratta della vita, di ciò che conta di più nella vita.

lattughe

poscritto della biennale: conversazioni con un architetto

la biennale architettura 2018: freespace

meglio porco che fascista

la vita in campagna: i suoni

da Bologna a via Fani

grande nave, piccoli sogni

un pugno sul naso

Roma, il 21 gennaio, 1976

al mare

c’era una volta

alla ricerca del gerundio

l’8,53

all the world’s futures

cercare di non essere un turista a Venezia

andare in giro

campo di San Pietro 

 

© 2016 Linzi Murrie Tutti i diritti riservati.