l’8,53

Ogni giorno feriale prendo l’8,53 vaporetto da Giardini, che mi porta lungo il Canal Grande fino a San Tomà, e poi attraverso il sestiere al campo San Stin. Alcune volte siedo a prua davanti alla cabina e ho una vista ininterrotta del bacino San Marco e della città dall’acqua. La maggior parte dei vaporetti non ha posti davanti alla cabina e questi posti sono anche sempre popolare con i turisti e i giovani, quindi si ha bisogno di fortunata. Arsenale, San Zaccaria e San Marco Vallaresso nel bacino, Salute e Giglio nel Canal Grande, sotto il ponte d’Accademia, una pausa di due minuti a Ca’Rezzonico, e poi la prossima fermata (necsta stoppa in inglese) è San Tomà e devo scendere.

San-Zaccaria

Il viaggio lungo il Canal Grande è una tal esperienza turistica, è uno shock per rendersi conto che il vaporetto numero uno è anche un mezzo di trasporto, un modo di andare al lavoro la mattina per i veneziani. Ci sono sempre più pendolari di turisti sull’8,53: impiegati, camerieri, commessi, insegnanti, tutti andando al lavoro. In realtà io vado alla scuola di lingua non al lavoro ma mi sente la stessa.

Salute

Dopo una settimana di prendere l’8,53 comincio a riconoscere le facce, particolarmente alla fermata Giardini. Molte persone conoscersi, si scambiano saluti. Le donne hanno spesso figli con loro che parlano semplice italiano ad alta voce. (Lo posso capire bene!) L’8,53 arriva a Giardini pieno di pendolari da Lido, e quando partiamo San Zaccaria sono tutti scesi. La maggior parte dei pendolari da Giardini è anche scesa il vaporetto prima entra il Canal Grande. Solo pochi continuano. Ormai ci sono più turisti con le loro grandissime valigie sul vaporetto, il marinaio (più spesso una marinaia quest’anno) cerca di organizzarli. Sarà facile!

ponte-accademia

Quasi ogni giorno c’è un uomo che scende l’8,53 a San Tomà come me. Non porta una borsa o cartella, porta nella mano destra solo un piccolo sacchetto di carta con manici di cordino. Ciò che è nel sacchetto? Lui è assolutamente sempre la prima persona di scendere il vaporetto a San Tomà e un giorno deciso di essere prossimo. Sbircio l‘interno del sacchetto mentre aspettiamo il vaporetto di attraccare: un tovagliolo di carte ben piegato, e sotto di quello, pezzi di lattuga sono visibile. Il suo pranzo! Ma questo è un pranzo modesto, un pranzo piccolo, non è il pranzo sufficiente per un robusto uomo italiano! Forse è un pranzo modesto perché è un squisito? Non è certo magro, devo ammettere.

Ca'Rezonnico

Dopo questa scoperta, voglio sapere il suo impiego. Sono sicuro che non sia cameriere, e non lavora né negozio né nel settore turistico. Un funzionario pubblico, forse? Certamente, la sua aria suggerisce che si è seduto nello stesso ufficio per quaranta o più anni. Molto presto, ho deciso che lui lavora nella conservazione del patrimonio. È lui, e solo lui, seduto nel suo piccolo ufficio, che decide le regole di restaurare appartamenti a Venezia: quali maniglie delle porte sono accettabili, quali rubinetti sono i meno offensivi, e quale marca di lavastoviglie si adatta meglio ai valori del patrimonio della città. Tanto lavoro! Non ha tempo per una lunga pausa pranzo. (Non voglio sembrare faceto, non sono faceto. Se Venezia fosse stata in Australia, ci sarebbe pochissimo della città restante oggi. Distruggere in nome del progresso! Advance, Australia Fair.)

Ma non sono convinto da questa spiegazione, penso che ci debba essere di più di quest’uomo. Una mattina sull’8,53 mi rende conto che il palazzo a sinistra appena prima della fermata San Tomà è Ca’Foscari, cioè l’Università di Venezia. Potrebbe essere che quest’uomo con il sacchetto di carta è professore? Tutto è possibile. Quando lui scende il vaporetto, il primo come il solito, lo seguo due passi indietro.

campo-San-Toma

Appena prima del campo San Tomà, c’è un’intersezione. Si gira a destra verso campo San Tomà e campo San Stin, si gira a sinistra verso l’università. Come si aspetto quest’uomo gira a sinistra, senza esitazione. Senza esitazione! Lui gira a sinistra come se stesse facendola per quarant’anni! È ovvio, deve davvero essere professore!

Guardo finché è fuori dalla vista, questo professore con il piccolo sacchetto, ma ancora ho dei dubbi. Voglio credere che lui è vero professore ma non porta mai una cartella, non porta mai i libri. Che tipo di professore non ha libri, mi chiedo. Ma la soluzione non è difficile: lui potrebbe essere un professore di linguistica, uno che si specializza nella lingua parlata. Ciò spiegherebbe anche perché non parla mai con nessuno. Sta salvando la sua voce per la classe, in cui parla probabilmente per due ore quasi senza pausa. Il mio professore non ha bisogna dei libri, perché tutto quello che sa, tutto quello che ha bisogna di sapere, è già nella sua testa! Bravissimo professore! Come arriva alla scuola con i miei pesanti libri di lingua e il mio quaderno, mi sento un po’ invidioso di questo professore. Lui è un eroe intellettuale, senza borsa, senza libri, tutto il suo sapere sicuro nella sua testa.

Ma dopo la classe cambio idea. Ora penso che no, lui non sia un eroe, non ci sia vita senza libri.

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