la vita in campagna: i suoni

Parliamo molto della vita in campagna e delle differenze importanti da quella vivevamo in città. Sappiamo che non torneremo mai lì. Visitiamo la città almeno ogni anno, abbiamo amici e famiglia lì, possiamo ancora trovare luoghi che non hanno cambiato molto, dove i nostri ricordi sono a casa, ma con ogni visita troviamo sempre meno di questi.

La campagna cambia anche, a poco a poco, però da quando abbiamo lasciato Melbourne trent’anni fa, la popolazione lì è stata raddoppiata a quasi cinque milioni. Ora i nostri amici ci dicono che non vanno più al centro perché è troppo difficile e troppo spiacevole. Tutti di loro cercano di rimanere nei loro quartieri tranne quando avviene alcun evento speciale.

Mi ricordo un’esperienza ho avuto nella città dopo un anno di vita in campagna. Era una bella giornata, mi ero rilasso, ero contento d’essere in città ancora. Ho cresciuto in città, era il mio habitat naturale.

Stavo camminando lungo una strada vicino la casa degli miei amici, quando due semirimorchi sono passati velocemente, uno dopo l’altro, solo un metro da distanza da me. Subito mi sembrava pericoloso che persone e semirimorchi devono condividere la stessa strada. Più che pericoloso, sembra pazzo.

Mi ho reso conto che una volta trovavo questo normale — macchine, camion, semirimorchi viaggiando velocemente sulla stessa strada come me. Li notavo a malapena, non vedevo o sentivo cose in particolare, invece vedevo movimento, sentivo rumore, ero a consapevole di attività frenetica attorno a me. Questa è la città, tutte queste cose sono mescolate insieme e quasi niente è distinto.

Questa riflessione è motivata da una bella mattina. Non volevamo fare niente ma sederci nel sole, godendo il giardino che era pieno degli uccellini. Non c’è rumore ambientale qui, ogni suono è distinto, ognuno ha un significato: le canzoni degli uccelli, il cinguettio dei pipistrelli, i ringhi dei canguri, il muggito di bovini. Persino i suoni artificiali sono distinti: il motore diesel del scuolabus, la macchina del postino sulla strada, l’aereo che vola sopra verso Coolangatta, il tosaerba del mio vicino pignolo. Al tramonto i suoni vengono da più lontano ma sono ancora distinti.

L’anno scorso in Italia ascoltare suoni era uno dei modi che sono venuto a conoscere il villaggio di Casaprota. Per fortuna ho avuto una camera con un balcone affacciato la strada. Nella mattina c’erano i suoni del spazzino nel suo piccolo camion e poi il chiacchiericcio e le risate di scolari andando a scuola. C’è stata una donna su una moto che ha salutato tutti con un «bip! bip!», due donne che chiacchieravano su la panchina davanti al palazzo ogni pomeriggio, e quasi ogni sera, la voce inconfondibile della mia vicina che avrebbe discutere con sua figlia pigra mentre preparando la cena.

Nel giardino si sentivano i galli nella casa accanto, i suoni di voci e macchine sulla strada di sotto, e ogni tanto il decespugliatore inutile del nostro vicino attaccando l’erba folta. Al tramonto c’era il bellissimo suono di centinaia delle rondini in volo.

Adesso quando penso a Casaprota, questi suoni vengono sempre alla mente.

Dopo il torno in Australia scrivo più del mio romanzo «Renaissance»…

Raimondo, recuperando dopo un incidente misterioso, si trova in un piccolo villaggio toscano nella casa di una nonna italiana, Luisa:

Sdraiato sul letto, Raimondo ascolta una melodia dei suoni: quelli della pulizia al piano di sotto — i colpi della scopa contro porte e battiscopa, il sibilo dell’aspirapolvere, il rubinetto aperto nel lavello della cucina. Dalla piazza suoni fluttuano attraverso la finestra, un contrappunto ai suoni della nonna a lavoro. Non c’è rumore ambientale qui, tutti i suoni sono distinti, identificabili dopo un momento di riflessione. Descrivono la vita quotidiana nella piazza: un carrello della spesa tirato attraverso le pietre da selciato, una portiera della macchina chiusa con un colpo, e tre bambini, uno che suona più vecchio degli altri, camminando e saltellando a una scuola da qualche parte dietro la chiesa. Anche la nonna sente questi suoni, ma può riconoscere chi li fa, lei capisce il suo stato d’animo.

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