meglio porco che fascista

Meglio porco che fascista! Immediatamente mi ricordo l’espressione comune dalla mia giovinezza «Fascist pig!» che usavamo in molte occasioni: contro i carabinieri durante manifestazioni, contro i politici della destra, contro gli studenti della destra, contro qualcuno che ha saltato la coda, e contro qualsiasi che non era d’accordo con noi. In ogni occasione il «fascist pig» era né fascista né porco. Non pensavamo che ci fossi qualsiasi differenza tra un fascista e un porco; «fascist pig» è quasi stata una parola «singola».

Mia madre, che è tirata su nella fattoria, aveva il compito di dare da mangiare ai maiali. A lei non piacevano gli animali, particolarmente quelli con due gambe, ma le piacevano i maiali. Lei non poteva mai tollerare le espressioni negative come «porcheria» o «porcata», pensava che le parole fossero ingiuste. I maiali sono belli, mi ha detto, sono simpatici e sempre puliti.

Il «fascist pig» si trova anche in letteratura, nel romanzo famoso da George Orwell, La Fattoria degli animali. Il porco, Napoleone, diventa dittatore della fattoria dopo gli animali hanno rovesciato la regola del contadino. «Siamo tutti uguali», Napoleone ha detto, «ma alcuni di noi sono più uguali di altri.» Orwell, va detto, ha avuto nessuna esperienza dei maiali eccetto che per quelli immaginati. (Un intellettuale sopravvaluto? Leggete suo saggio In Difesa della cucina inglese in cui loda quei piatti che sono unicamente inglese — quelli che nessun altro può sopportare a mangiare!)

Entra Porco Rosso, l’eroe del film d’animazione da Miyazaki. Porco Rosso è un porco antifascista, anzi un aviatore italiano dalla prima guerra mondiale trasformato in un porco antropomorfico, ma «meglio porco che fascista», lui dice. (Mia madre sarebbe stata d’accordo!) I aviatori fascisti inseguono Porco Rosso ma li evade e alla fine del film vola via tra le nuvole.

Allora, la domanda è: può un porco salvarci dai fascisti?

(poster: deviantart.com)

Qualche anno più tardi…Porco Rosso guida il suo Partito Porcrazia alla vittoria nell’elezione italiana. Sotto il motto «Musi non Musso!», lui sfata il mito del glorioso regno di Mussolini, ricordando a tutti degli disastri fascisti, della guerra, delle leggi razziali, dell’occupazione tedesca, eccetera, eccetera. Aver vinto solo quattro per cento dei voti, Matteo Salvini è umiliato, e dopo smette di rilasciare interviste e comincia indossare la cravatta e andare alla messa regolarmente. Chiede al Papa di perdonarlo.

Dopo sessanta giorni il Partito Porcrazia entra nel patto con il Movimento Cinque Stelle guidato da Luigi di Maio, che subito cambia il suo cognome in «di Maiale». Porco Rosso diventa primo ministro. Adesso tutti adorano i maiali! Che cosa possiamo aspettarci? È ripulita la porcheria a Roma? Diventa Torino la prima città vegana del mondo? Diventano vietati la carta igienica stampata con l’immagine di Musso, come un gesto di riconciliazione? E che cosa diventerà della porchetta romana?…

Seriamente anche un porco coraggioso non ci salverà dai fascisti, dovremo farlo noi. Per iniziare possiamo raccontare di nuovo la storia di quello che è successo l’ultima volta.

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